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Paolo Borsellino: il 19 luglio 1992 la mafia uccideva il giudice

Luigi Mussari 19 luglio 2015 Commenti disabilitati su Paolo Borsellino: il 19 luglio 1992 la mafia uccideva il giudice
Paolo Borsellino: il 19 luglio 1992 la mafia uccideva il giudice

Sono passati più di 20 anni dalla strage di Via D’Amelio. Nel 1992 a Palermo, viene ucciso dalla mafia il procuratore della Repubblica Paolo Borsellino. Una Fiat 126, con circa 100 kg di tritolo a bordo, parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre, esplose al passaggio del magistrato.

La morte di Borsellino seguì solo di qualche mese quella dell’altro magistrato palermitano antimafia, Giovanni Falcone: i due, amici fraterni e colleghi instancabili, sarebbero poi diventati il simbolo della lotta alla mafia.

Quando Falcone salta in aria, Paolo Borsellino capisce che non gli resterà troppo tempo. Lo dice chiaro: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Il 19 luglio dello stesso anno un’autobomba esplode sotto casa di sua madre, mentre Paolo Borsellino sta andandola a trovare. Il magistrato muore con tutti gli uomini della scorta. Pochi giorni prima aveva dichiarato: non sono né un eroe né un Kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento. Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno.

Io proprio ieri ho visto le immagini di questa intervista e ho provato un senso di rabbia e di impotenza. Davvero emozionante, rivederla e riascoltarla con il senno di poi.

Oggi nelle celebrazioni del 23esimo anniversario della strage di Via D’amelio si ricorderanno le vite del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

A tutt’oggi, anche questo come tanti altri, risulta essere un altro episodio ancora lontano dall’essere chiarito. Un mistero su tutti, le verità scritte dallo stesso giudice Borsellino sulla sua agenda rossa, sparita misteriosamente da via D’Amelio pochi minuti dopo l’agguato e mai più recuperata.

La stagione delle stragi continuò, così come i depistaggi nelle indagini, gli accordi segreti tra le mafia  ed esponenti corrotti delle istituzioni; ma qualcosa, cominciò a cambiare. Vennero inviati in Sicilia 20.000 soldati a proteggere sia i giudici che i cittadini, arrivò un nuovo procuratore della Repubblica, Gian Carlo Castelli e nel 1993 fu arrestato Totò Riina, il cosiddetto “capo dei capi” e poi uno dopo l’altro vennero presi anche altri capi mafiosi. Si moltiplicarono le testimonianze e i processi andarono avanti. Questo grazie soprattutto al sacrificio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.

Grazie Paolo, grazie Giovanni e grazie anche ai ragazzi della scorta e a tutti coloro che hanno perso la vita per portare la legalità nel nostro Paese.

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